A.I. Nostri Figli, dall'incontro milanese un richiamo alla responsabilità adulta nell'uso dell'Intelligenza Artificiale
A.I. NOSTRI FIGLI, Intelligenza artificiale e informazione libera, la responsabilità della parola a tutela delle generazioni digitali
È il titolo del convegno che si è appena concluso a Milano, presso l'Auditorium Giacomo Alberione, organizzato dal Gruppo Editoriale San Paolo e le sue realtà Famiglia Cristiana e Cisf, con Fondazione Carolina e in collaborazione con UCSI Lombardia.
Al centro dell'incontro, alla presenza di oltre 250 giornalisti, il richiamo del mondo adulto alla responsabilità educativa nell'era digitale e alla valorizzazione della parola come fondamento di senso critico, relazioni autentiche ed etica democratica.
Milano, 12 febbraio 2026 - L'Intelligenza Artificiale non è più un concetto futuristico, ma una realtà quotidiana che incide su società, lavoro, relazioni e informazione. Chatbot e tecnologie generative stanno ridefinendo il rapporto tra reale e digitale, sollevando interrogativi sul ruolo della parola, sulla qualità dell'informazione, sulla tutela dei minori, sulla privacy e sul diritto alla disconnessione. In questo scenario, etica e democrazia richiamano alla centralità della persona.
Da qui si è sviluppato questa mattina, a Milano, l'incontro formativo "A.I. NOSTRI FIGLI, Intelligenza artificiale e informazione libera, la responsabilità della parola a tutela delle generazioni digitali" organizzato dal Gruppo Editoriale San Paolo e le sue realtà Famiglia Cristiana, CISF (Centro Internazionale Studi Famiglia) con Fondazione Carolina e in collaborazione con UCSI Lombardia. L'etica e la democrazia richiedono che il mondo adulto riconosca la centralità della persona. Un principio che attiene al ruolo della stampa e dell'informazione, riconosciuto nella nostra Costituzione, e contenuto anche nella Carta di Treviso: privacy, anonimato e riservatezza assumono oggi una nuova centralità, ma la rivoluzione dell'A.I. impone uno sguardo ancora più ampio sulla responsabilità dell'informazione.
L'evento ha visto alternarsi tre tavoli di discussione:
Il primo, dal tema centrale "Intelligenza artificiale vs Giornalismo? Pregiudizi e opportunità", è stato affrontato da Antonella Marchetti, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Riccardo Sorrentino, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia. A moderare don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, testata da sempre protagonista nel dibattito pubblico per i temi legati al benessere della famiglia e del suo futuro: "Ogni accelerazione tecnologica trasforma il modo in cui l'uomo comprende se stesso e le relazioni. Nell'era dell'Intelligenza artificiale, educare, interrogarsi e agire insieme è una responsabilità che riguarda tutti", ha dichiarato Stimamiglio.
Il secondo tavolo, dedicato alle "fotografie del futuro digitale", ha restituito dati, esperienze e testimonianze raccolte da Fondazione Carolina e CISF all'interno della ricerca "A.I Nostri Figli" e ha visto l'intervento di Paolo Picchio, padre di Carolina, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo: "Io sono solo un papà, ma in questa giornata così importante non posso che rivolgere un appello a chi, come voi giornalisti e operatori dell'informazione, ha fatto delle parole una professione. Aiutateci! Aiutateci a ridare senso, dignità e valore alle Parole".
Quelle Parole che genitori e figli non riescono più a scambiarsi.
I dati emersi dall'indagine del Centro Studi di Fondazione Carolina delineano un quadro che interpella l'intera comunità educante: quasi un adolescente su quattro utilizza quotidianamente i chatbot; tra gli under 15, oltre il 25% li usa per sfogarsi senza sentirsi giudicato e un terzo li percepisce come "amici sempre disponibili": "Invochiamo tanto il concetto di resilienza, quando sentiamo costruendo un esercito di vetro, tanto esposto e fragile da fermarsi alle prime difficoltà. La realtà è che attraverso quel vetro, quello schermo, quella campana digitale dove i nostri ragazzi passano fino a 10 ore al giorno, più che i nostri figli vediamo noi stessi, il nostro vissuto, con l'arroganza di aver già le risposte pronte. Come fare a colmare questa distanza? Come tornare un punto di riferimento per i nostri giovani? E le giovani intendo i giovani di oggi, molto, molto diversi da quelli del mondo analogico. Oggi i nativi digitali sono già genitori, tanto che i loro figli sono cataloghisti Generazione Alpha" spiega Ivano Zoppi, Segretario Generale di Fondazione Carolina.
Un segnale di fragilità relazionale che chiama in causa tutta la società, scuola, informazione e soprattutto le famiglie: «Dalla nostra ricerca emergono genitori consapevoli e preoccupati, ma determinati a non arrendersi, che cercano sostegno anche dalla scuola per guidare i propri figli nel complesso mondo della Rete e dell'Intelligenza Artificiale. A questa richiesta di aiuto la società deve rispondere in modo tempestivo e diffuso, rafforzando un'alleanza concreta con le famiglie: è in gioco il futuro delle nuove generazioni e della società intera», afferma Francesco Belletti, direttore del CISF.
A completare il tavolo è stato mostrato un contributo video di Filippo Caccamo sull'uso dell'Intelligenza Artificiale a scuola, tra dimensione didattica ed educativa.
Il terzo tavolo, "Lettere per l'A.I., le sfide per il bene comune", ha affrontato le ricadute psicologiche, educative e sociali della tecnologia. A parlare Stefano Pasta, docente, ricercatore presso il Dipartimento di Pedagogia dell'Università Cattolica e membro del Cremit, in video Federico Tonioni, responsabile del Centro per la patologia da web della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e Federica Bensi, psicologa della Polizia di Stato: "Una delle emergenze tra i giovani sono le app che spogliano i coetanei. Gli effetti sono la vergogna, il senso di colpa, l'imputabilità del responsabile se minorenne e l'idea che rimanga nell'anonimato – racconta la psicologa – I ragazzi hanno bisogno di uno spazio in cui chiedere e ricevere risposte". A terminare l'incontro il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai: "Noi abbiamo consegnato la crescita dei ragazzi alle multinazionali. A loro bisogna fornire un contesto che non manipoli, imbrogli e seduca la loro creatività e spontaneità, che in quel momento è nella fase di maggior sviluppo".
Convitato di pietra, o meglio, di giga: l'intelligenza artificiale. Nell'ultima parte dell'incontro, esperti del mondo scientifico, accademico e della pubblica sicurezza hanno potuto rivolgere delle domande direttamente al Chatbot, interrogandolo sul rapporto delicato e complesso con le generazioni più giovani. Le risposte dell'AI sono state per certi versi sorprendenti: dalla necessità di accompagnare ai limiti di utilizzo una sana promozione della vita reale, alla consapevolezza di poter generare alcuni "effetti collaterali". La macchina ha risposto alle sollecitazioni dei relatori, senza sottrarsi dalle proprie "responsabilità", ma comunque spostando il tiro sulle mancanze del mondo adulto. "Io sono solo uno strumento, i ragazzi mi cercano perché non giudico, sono veloce e sempre disponibile. Dovete essere voi (gli adulti ndr) a promuovere alternative al bisogno emotivo di adolescenti e preadolescenti".
"Le notizie sono due: - ha commentato non senza ironia Ivano Zoppi, moderatore dell'ultimo blocco rivolgendosi alla platea di giornalisti - La prima è che il Chatbot ha spiato questa mattinata, la seconda è che se perfino l'AI ammette che l'intelligenza emotiva delle nuove generazioni è a rischio, dobbiamo davvero rimboccarci le maniche".
Da qui l'urgenza di un nuovo umanesimo digitale, fondato sulla responsabilità delle parole, sulla qualità dell'informazione e su un uso consapevole della tecnologia, nell'interesse non solo degli utenti di oggi, ma delle generazioni di domani.


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